Se l’universo fosse statico, infinito ed eterno, in qualunque punto della volta celeste puntassimo lo sguardo dovremmo incrociare la superficie di una stella. Di conseguenza, il cielo notturno dovrebbe brillare con la stessa intensità del Sole. Questo è il celebre Paradosso di Olbers.
I due motivi scientifici per cui la notte è buia
La cosmologia moderna del XX secolo ha risolto il quesito attraverso due scoperte decisive:
- L’universo ha un’età finita (13,8 miliardi di anni): poiché la luce viaggia a circa 300.000 km/s, possiamo osservare solo la luce delle stelle che ha avuto tempo sufficiente per raggiungerci. La sfera dell’universo osservabile è dunque limitata nel tempo.
- L’universo è in espansione accelerata: la luce emessa dalle galassie più lontane subisce l’effetto redshift cosmologico, scivolando dallo spettro visibile a lunghezze d’onda infrarosse e microonde (la radiazione cosmica di fondo), invisibili all’occhio umano.